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Cenni biografici
Ezio
Martinotti è nato a Milano nel 1938.
Grafico pubblicitario, ha collaborato con nomi prestigiosi del ramo
e come free-lance in numerose agenzie.
Iniziato alla grafica artistica intesa come acqueforti ed incisioni
a secco, da ottimi maestri contemporanei, ma presto staccatosi per
seguire una strada personale ed innovativa.
Negli ultimi anni approccio al colore in maniera molto materica ed
originale.
Ha esposto in Italia, Germania, Montecarlo e, come membro del Gruppo
Artistico "Arte 2000", nelle collettive organizzate dal
Gruppo.
Sue opere sono in numerose collezioni private estere ed italiane.
Hanno
scritto di lui :
Uno spirito
di ricerca instancabile, fervidamente spasmodico, puntiglioso, ed
anche ossessivo, eppure sorprendente e commovente nella sua ampia
documentata testimonianza di trasposizioni figurative, caratterizza
ed anima il lavoro artistico fin qui prodotto da Ezio Martinotti.
Ricerca dei materiali da utilizzare: le vernici, i colori, la
"sostanza" che permette di evidenziare l’idea, la
fantasia, il sentimento dell’artista; lo sfondo (foglio,
cartoncini, tela, laminato, ecc.) che consente di raccogliere e
visualizzare il soggetto nella sua compiutezza espressiva.
E forse per Martinotti la sperimentazione inesauribile in arte è
proprio il bisogno di confrontarsi con la quotidianità, che rivela
tracce sempre di passato, e di più di relazionarsi col futuro
imprevedibile.
Ezio Martinotti, attraverso le sue acqueforti e le sue puntesecche,
dimostra di possedere grandi capacità tecniche e una professionalità
che ha rari riscontri.
Ed è nella sua opera grafica che maggiormente emerge l’ansia,
l’impeto, il dubbio di questa ricerca che non trova pace.
Sta qui l’inizio della sua analisi pittorica: un mare di segni,
graffiature istintive, iperbole della descrizione figurativa,
macchie recuperate dalla memoria, creano immagini chiuse però
dentro i labirinti della loro stessa difficile costruzione,
ingabbiate nell’idea dell’artista che insegue la sua verità, la
sua giustificazione a muoversi e respirare, oppure dipanano in
un’architettura senza fine problematiche, sogni, speranze,
contestazioni, dolori, amarezze.
Il Martinotti del periodo quasi esclusivamente grafico, in bianco e
nero, narratore di mondi misteriosi che hanno storia solo nel
profondo dell’anima o nelle stanze occulte della mente, spesso
surreale, deve essere valutato diversamente, seppure riconoscendo
una certa continuità stilistica, nella seconda fase del suo
operare: quella prevalentemente pittorica.
Non ha abbandonato la voglia, l’ardore di sperimentare: dipinge su
laminato, usa gli smalti brillanti, stratificando (anche 4 strati)
il colore fino a giungere ad una pittura materica che armonizza ed
esalta volutamente ed opportunamente la raffigurazione di soggetti
mitologici o di un’archeologia affascinante molto vicina alla
nostra conoscenza. Con gli smalti ottiene effetti caleidoscopici,
giochi e incastri di colore, di piena lucentezza cromatica, quasi
retaggi infantili, a suscitare la nostra immaginazione, ad evocare
il nostro ricordo più caro.
Pur ancora legato, con richiami evidenti, alle tavole grafiche
cariche di elementi, entità, simboli di spessore tutto intimista,
Ezio Martinotti è già sulla strada di un’identità pittorica che
guarda fuori dallo spazio costretto delle stagioni della propria
vita per riuscire a stabilire un modo sereno di comunicare con lo
spettatore e per partecipare agli uomini la presenza dentro il suo
cuore di una misura di comprensione nei loro confronti per il
disagio esistenziale.
(Severino Di Candia)
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